Un giorno a Nagoya: al castello in kimono, in un negozio cosplay nel quartiere di Osu e… le famose ali di pollo, una delle prelibatezze della città.

Visitare un castello giapponese vestendo il kimono e sempre così abbigliata passeggiare per le intricate vie del quartiere di Osu sino al tempio di Kannon dà più soddisfazione della convenzionale esperienza turistica. Terminarla poi con uno dei piatti locali più famosi di Nagoya la rende indimenticabile.

Nagoya: nello storicamente più pacifico Giappone centrale e prossimamente baricentro della Rugby World Cup 2019™

Geograficamente collocata nel centro di Honshū, la più grande isola dell’arcipelago giapponese, Nagoya ha mantenuto a lungo lo stato d’importante baricentro storico e commerciale del paese. Non solo per aver dato i natali ai tre potenti capi militari che unificarono il Giappone, ma anche per avere orchestrato lo spostamento di sessantamila persone da Kiyosu, cittadina dell’attuale provincia di Aichi, al borgo medievale formatosi attorno al castello della città durante il regno di Tokugawa Ieyasu.

Forse anche per questo oggi Nagoya conserva quel carattere di comunità amichevole come anche il nome stesso sembra suggerire cambiandone i caratteri per leggerlo nagoyaka che, appunto, significa pacifica, armoniosa. Non “pacifica” nel senso che non succede mai nulla, anzi, perché in settembre e ottobre in occasione della Rugby World Cup 2019™ certamente si farà ancor più briosa soprattutto nell’area dello City of Toyota Stadium. Perché Toyota? Perché, per chi non lo sapesse, e nell’omonima città a due passi da Nagoya che prospera la famosa casa automobilistica giapponese.

Visita al castello di Nagoya in kimono

Il kimono è complicato da indossare e spesso c’è bisogno d’aiuto, che per l’occasione ho ottenuto al salone di bellezza Matsumoto situato nell’hotel KKR, a cinque minuti a piedi dal castello. Offre la bellezza di oltre trecento kimono di tutti i tipi, manica lunga o manica corta, anche per uomo e bambino, una scelta perciò vasta e in grado di soddisfare tutti i gusti, compresi gli accessori come i tradizionali sandali zōri e la caratteristica borsetta da mano che non deve mai mancare.

Il tutto richiede circa un’ora e mezza, ma devo dire che anche la vestitura in sé è un tassello gradevole della preparazione. Il personale parla moderatamente bene l’inglese e il cinese, il che ha reso tutto più facile.

Consiglio utile: prima d’indossare il kimono fate una capatina al bagno, perché dopo può essere un po’… impegnativo. Una volta addosso qualsiasi donna sembra ancor più bella, ma rende i movimenti un po’ rigidi per chi non vi è abituata. Inoltre il numero pressoché infinito di strati di biancheria intima e lacci vari deve essere sistemato alla perfezione perché tutto il corpo si senta avvolto nell’abbraccio sensuale che solo il kimono sa dare, ma quando qualcosa si allenta, e questo succede, l’intera forma ne risente.


Quando l’ho indossato io era piena estate, e in questo angolo del Giappone le estati possono essere mooolto calde. Il castello di Nagoya è uno dei più importanti del Giappone perché simbolo della vittoria dello shōgun Tokugawa Ieyasu nella famosa battaglia di Sekigahara attorno al 1600 e della forza di sopravvivenza della città durante i bombardamenti aerei del 1945, verso la fine del secondo conflitto mondiale.

La torre principale è in via di ricostruzione, che terminerà nel 2022, ma da sola quella dell’angolo di sudovest offre dal terzo livello una vista impareggiabile sul maschio. (Attenzione: le scale interne sono molto ripide.) Durante la visita ci s’imbatte in numerose aperture rettangolari ricavate nel pavimento, dalle quali molto ingegnosamente si attaccava il nemico quando si avvicinava alle pareti di pietra più vicine.

Osu: da quartiere commerciale di ben quattro secoli a baricentro indiscusso della moderna cultura cosplay.

Prontamente tornata al salone di bellezza Matsumoto per separarmi dal kimono (che peccato! ma solo una frazione del tempo impiegato per indossarlo) ho preso il treno sino alla stazione di Ōsu Kannon per vedere prima il famoso tempio dedicato alla dea buddista della misericordia e poi all’altrettanto famoso quartiere commerciale che vanta ben quattrocento anni e oggi più di mille duecento tra negozi ed esercizi pubblici.

In effetti di templi buddisti in zona ce ne sono molti, ma quello di Kannon è di gran lunga il più famoso, forse per l’aspetto o forse perché ospita il checkpoint del cosiddetto World Cosplay Summit, che ogni anno richiama concorrenti da ben oltre quaranta paesi. L’evento, che fa parte di un festival estivo regionale comprendente anche danze samba, taiko (i tamburi tradizionali giapponesi), bon-odori (le danze tradizionali di metà agosto) e fuochi d’artificio, è originario proprio di Ōsu. Suggerimento: nei negozi e negli altri locali del distretto si può entrare con il caratteristico adesivo arancione “Cosplay Welcome Place” sul costume, se lo indosserete.

Il distretto è un mix di vecchio e nuovo, da un lato caffè ormai un po’ fuori moda e ristoranti di sushi e di unagi, l’anguilla, e dall’altro locali moderni di crêpes, gelato arrotolato, tè frizzante, pollo arrostito e taiyaki, letteralmente “orata al forno” ma in realtà dolce giapponese a forma di pesce farcito con anko, una pastella dolce di fagioli azuki.

Anche gli stranieri trovano facile orientarsi in questo distretto, non solo per l’ampia disponibilità di mappe in inglese ma anche perché almeno trecento esercizi accettano pagamenti Alipay e più di cinquecento pagamenti PayPal. Poi, alcuni bagni pubblici accettano anche persone tatuate, oggi ancora una rarità nel resto del Giappone ma che nella zona tra Higashi Niomon Dori e Banshoji-Dori non destano più sentimenti avversi.

Chiudere la giornata in bellezza con le deliziose ali di pollo di Nagoya

Dopo una lunga giornata sotto il sole cocente è ora di trovare rifugio in un luogo fresco e recuperare le energie con un numero esorbitante di deliziose ali di pollo di Nagoya e di birre in uno dei locali di una catena di ben trentaquattro solo in città, e sei solo nei pressi della stazione principale. Quello scelto da me è stato il primo a inventare proprio questa specializzazione, se così si può dire, negli anni ’60 con i ricordi della guerra ancor vividi, ma ora estremamente popolare anche oltre Nagoya per via della pelle croccante, della polpa succulenta e del misterioso condimento dolce-piccante. Il grado di piccantezza fortunatamente è selezionabile e poiché in fondo la specialità è il pollo si possono anche chiedere le cosce, se più vi aggradano.

Ma non è finita qui: la cucina giapponese raramente è a piatto unico e anche qui non fanno eccezione: pasta kishimen (tipo tagliatelle), gyusuji (stufato di manzo), spiedini di carne di maiale in salsa di miso e pollo con riso con salsa teriyaki.

Ampiamente soddisfatta per l’ottimo cibo e, sebbene di un sol giorno, dei ricordi di Nagoya che serberò con infinito piacere, ho concluso la giornata dirigendomi verso la stazione in tempo per prendere l’ultimo treno Shinkansen per Tokyo, dove vivo.