Immersioni subacquee e pesce nella fantastica penisola di Izu

Oggi parlerò del mio viaggio in questa parte della provincia di Shizuoka, ove tra immersioni subacquee al Parco Oceanico di Izu, un memorabile sushi a Ito e un’abbuffata di pesce ad Atami ho trascorso uno dei momenti più intensi della mia vita in Giappone.

Shizuoka, Izu e la Rugby World Cup 2019™

Era una serata afosa di fine luglio e completamente avvolto in un velo di sudore mettevo finalmente piede a Jogasaki Kaigan, tranquilla cittadina tra rigogliose colline a sud-est dell’idilliaca Shizuoka. Giunto alla graziosa stazioncina che sembrando più uno chalet di legno appoggiato su palafitte domina tutta l’area circostante, da solo sul marciapiede guardavo il treno ripartire per la destinazione finale: Izu Kogen, gemma di verde e azzurro che non si direbbe distare solo un centinaio di chilometri da Tokyo. La sensazione iniziale era di completa solitudine: boschi e boschi, un pugno di casupole di legno quasi interamente nascoste dal verde e salubri villette che punteggiano le tortuose stradine che a tratti sezionano i dolci, verdissimi pendii.

Mentre scendevo con calma intenzionale lungo la serpeggiante via che mi avrebbe portato all’hotel, i suoni della natura non cessavano di accompagnarmi: cicale cinguettanti, il fruscio degli alberi nel caldo vento estivo e la cadenza degli accoppiamenti aviari che rimbalzavano da un albero all’altro. Una sinfonia incessante. Non che mi desse fastidio, tutt’altro, perché fortunatamente tutta quest’area si è salvata dall’urbanizzazione sfrenata e i condomini delle grandi aziende e le catene di negozi dall’aspetto dozzinale qui non hanno trovato terra fertile. Per dire: qui la natura sa ancora dire la sua e questo in un mondo che va sempre più verso lo sfruttamento ambientale è incoraggiante. Questa la mia prima impressione della penisola di Izu.

Certo, mentre non sarebbe onesto affermare che l’intera Shizuoka ha saputo resistere allo sfruttamento urbano come Jogasaki, questa penisola in particolare è una delle vetrine, forse la più bella, della magica natura di questa parte del Giappone affacciata direttamente sul Pacifico. In altre parole, il richiamo del Giappone intatto forse quasi come lo videro i primi navigatori stranieri. Tuttavia, a meno di due ore di treno dal centro di Tokyo la zona è notevolmente più accessibile di quanto il suo apparente isolamento non lasci supporre.

Come città ospite della Rugby World Cup 2019™, anche se solo per breve tempo Shizuoka si troverà alla ribalta internazionale. Solo una sarà infatti la partita in svolgimento qui: Giappone-Irlanda il 28 settembre all’Ecopa, lo stesso stadio da cinquantamila posti di Fukuroi che nel 2002 vide il Brasile battere 2 a 1 l’Inghilterra durante gli indimenticabili quarti di finale del campionato mondiale di calcio.

Ma come appena detto, il vero richiamo di Shizuoka è ben altro: l’11% del territorio designato parco nazionale, numerose comunità marine più o meno grandi i cui prodotti ittici sono ritenuti tra i più squisiti del paese e, ultimo ma non certo meno importante, il monte Fuji, o Fujiysan, il vulcano più venerato dai giapponesi.

Immersioni subacquee nel Parco Oceanico di Izu

Dopo la prima notte trascorsa in un simpatico hotel con tanto di onsen a Jogasaki Kaigan (qui ce l’hanno praticamente tutti), non vedevo l’ora di provare questo parco marino che tutti mi decantavano. Erano già le nove del mattino ma già da ore pensavo alla mia prima immersione. Il parco si trova sulla costa orientale della penisola e costeggia la grande baia di Suginami con il suo tratto ininterrotto di rocce vulcaniche frastagliate su cui si ammassano palme e, ovunque, un verde spesso e lussureggiante. Sott’acqua non è certo meno sorprendente: coralli, crostacei e tante altre specie acquatiche che popolano densamente le acque sorprendentemente temperate di questo angolo del Pacifico settentrionale.

Dopo i saluti e i convenevoli d’obbligo eravamo pronti per l’immersione sotto la guida di un istruttore bilingue e assistiti dal resto del personale. Muta, calzari e guanti, respiratore, pinne e occhiali li passa l’amministrazione, il che rende tutto più facile per chi ne è sprovvisto o non vuole portare chili di cose da casa. Così agghindato e con un nuovo, spesso velo di sudore sotto mi sentivo alquanto impacciato, diciamo forse un po’ a disagio, ma tutti mi facevano coraggio giurando che là sotto sarebbe stata tutta un’altra cosa.

Il Parco Oceanico di Izu è adatto a tutti, anche ai principianti, ma lungo la costa di Izu abbondano i punti d’immersione preferiti dai più esperti. Non per altro negli ultimi anni ha acquisito popolarità anche presso gli appassionati di altri paesi e di conseguenza ha visto crescere il numero di scuole d’immersione con personale quasi bilingue. Dopo Okinawa questo potrebbe anche essere il miglior paradiso per i subacquei in Giappone, e basta mettere la testa sott’acqua per rendersene conto.

Il mondo sott’acqua

La nostra in effetti era un’immersione direttamente dalla costa, non al largo da una barca. Per questo mi avvicinavo all’impresa con una sorta di scetticismo nascosto: «possibile che così vicino alla costa avrei visto il mondo subacqueo di cui tutti mi parlavano?» continuavo a chiedermi. Fortunatamente sì.

Rallentato dall’attrezzatura e appesantito ulteriormente da una nuova cintura di piombo di ben sei chili, l’istruttore mi spingeva senza tanti complimenti verso l’acqua e, una volta dentro, mi lasciava effettuare da solo le prime manovre, innanzi tutto accertarmi del corretto funzionamento del respiratore. E poi via!


Subito il fondo marino si presentava roccioso e irregolare, con le solite cavità e crepe che una varietà di curiosi organismi marini chiamano casa: colorati cirri corallini, anemoni spugnosi, vari generi di alghe marine e già da là una sorprendente popolazione di pesci di tutti i colori — murene, rombi, pesci pagliaccio con sorprendenti strisce blu, calamari, scorfani, tartarughe marine e una pletora di molluschi dall’aspetto appetitoso — che nel complesso formavano una fiorente metropoli subacquea. A soli cinque metri di profondità! Ogni mio scetticismo iniziale era scomparso all’istante.

Sul fondo c’è persino una cassetta della posta! Infatti, prima d’immergersi si può acquistare una cartolina speciale, scriverci quel che si vuole, indirizzo compreso, farvi applicare il timbro ufficiale, farla laminare a dovere per il nuovo ambiente e… imbucarla. La mia era indirizzata a me stesso (forse perché colto di sorpresa dalla novità lì per lì mi era mancata un’idea più originale), ma se a riceverla sono amici o parenti immaginate lo stupore.

Il pesce di Shizuoka e la cittadina termale di Atami

Avendomi l’immersione stimolato l’appetito non vedevo l’ora di sedermi davanti a una bella fila di sushi, e così è stato un’oretta dopo nella vicina Ito, sede di un importante mercato del pesce locale, grazie a una deliziosa coppietta che insieme poteva benissimo raggiungere un’età a tre cifre. Il mio menù (omakase, che in giapponese praticamente significa “lascia fare al cuoco”) consisteva, ma non solo, di seriola, dentice, merluzzo e pagello. Dire superbo non rende l’idea!

Ben sazio e soddisfatto, dopo qualche minuto già percorrevo la panoramica strada costiera che conduce ad Atami, cittadina vacanziera al confine con la provincia di Kanagawa che con un po’ d’innocente immaginazione amano paragonare alla riviera francese: alti palazzi e appartamenti di lusso costruiti sui pendii verdeggianti con vista impressionante sull’oceano e alcune isole dell’arcipelago, il lungomare di pietra con i pontili dell’adiacente marina che abbraccia buona parte della cittadina e palme a fusto sottile che si ergono con grazia al cielo. Il resto del lungomare è punteggiato di piccoli spazi verdi aperti e ristorantini di pesce e degli alberi scintillanti delle numerose barche e yacht. Un quadretto idilliaco che non dovrebbe far sorprendere se nei fine di settimana Atami diventa la destinazione preferita della gente di città.

Lasciata l’auto alla stazione di Atami che si affaccia su una galleria di negozi (la tipica shotengai giapponese costantemente affollata di gente locale e turisti alla ricerca di dolci, prodotti locali o souvenir), l’occasione era buona per sgranchirmi le gambe prima della destinazione finale: la cena.

Trattandosi di Atami la cena non poteva che essere, ancora, a base di pesce. Ma se per pranzo era stato tutto crudo, per completare il quadro culinario che rende così famosa la cucina di Izu ora doveva essere diversa. Ecco quindi che in un piccolo izakaya in riva al mare, sotto una tenda a baldacchino a un certo punto avevamo davanti a noi una piccola griglia fai da te con trottole di mare, capesante e molluschi simili a quelli incontrati in gran quantità la mattina durante l’immersione, più un gigantesco boccale di birra alla spina fredda.

Quanto mi è piaciuta questa Izu! Già mi ero perdutamente innamorato di Shizuoka, una terra così incantevole a poco più di cento chilometri da Tokyo, ma alla prima occasione favorevole questa fantastica finestra sul Pacifico mi rivedrà per lasciarmi scoprirne altre sorprese come quelle di oggi, parola mia!