Nel Giappone incontaminato di Iwate pesca e birra artigianale aggiungono quel che di perfetto all’eccitazione generale della Rugby World Cup™!

Per mare e su terra ho esplorato la bella Iwate lungo la costa nordorientale del Giappone.

Kamaishi, Iwate

Kamaishi si trova ai piedi dei monti Kitakami, nella provincia di Iwate. A est c’è il Pacifico, con una vista ininterrotta della spettacolare costa frastagliata e le quattro grandi baie. Ricca di storia, qui si svolsero diverse battaglie tra i samurai dei vari clan, mentre il suo volto moderno lo deve a una moltitudine d’industrie del settore minerario, siderurgico e ittico.

Ma nel 2011 è stata gravemente colpita dal grande sisma e del maremoto del Giappone orientale, che oltre a danneggiarla gravemente sono costati la vita a molte persone. La gente di quest’area del Giappone però è particolarmente tenace, e così la ripresa economica e le nuove opportunità di business che la stanno elevando a un nuovo livello di prosperità non hanno sorpreso nessuno.

In più, oltre al settore tradizionale della pesca commerciale (soprattutto i tradizionali molluschi come capesante e ricci), in tempi recenti si è creata nuovi spazi nel mondo sportivo e dell’ecoturismo.

Forse vi sorprenderà, ma in Giappone Kamaishi è altresì conosciuta come la “città del rugby” e infatti, eccoci al punto, quest’anno ospiterà parte della Rugby World Cup™. È un fatto di grande importanza per la gente di qui, che vede nel rugby il simbolo della ripresa dal grave disastro. Non a caso, proprio in onore del loro spirito lo stadio in cui si svolgeranno le partite si chiama “Stadio memoriale della ricostruzione di Kamaishi”.

Situato non lontano dal centro cittadino, vedrà due degli incontri più attesi: Fiji contro Uruguay e Namibia contro Canada!

Pesca sportiva nelle acque limpide di Iwate

È mattina presto e dopo una fantastica serata discorrendo con alcune persone del luogo sull’imminente campionato del mondo di rugby di fronte a piatti squisiti, sakè locale e naturalmente alcune birre, forse un po’ troppe, mi sento in gran forma. Dall’albergo ci mettiamo subito in viaggio e in men che non si dica giungiamo al “Fishing Kaiou”, noto operatore specializzato in pescaturismo. Anche in questa parte del Giappone le acque sono limpide e generose, perciò ambite da ovunque nel paese e più recentemente anche dall’estero.

Dentro l’ufficio è tutto tappezzato di esche e ogni genere di accessorio che non so pronunciare in giapponese, ma prima di cominciare ad avvertire una certa insicurezza sulle mie effettive capacità di pesca, mi accoglie il sorriso del comandante. Poi quello di Mirei, la giovane moglie che subito ma con tatto comincia a indagare proprio sulla mia esperienza di pesca.
«Sì, ho un po’ di esperienza, ma è da molto che non salgo su una barca.»
«Nessun problema, ci penserà lei a rinfrescarti la memoria» interviene il comandante, facendo cenno a Mirei che mi ha appena messo in mano qualche pillola per il mal di mare…

Quindi tutti insieme ci avviamo al pontile, a quell’ora molto affollato di pescatori. Passiamo accanto a enormi cesti di ricci e altre prelibatezze e penso ad alta voce cosa pescheremo noi in questa escursione. «Soprattutto karei», dice il comandante. È un genere di rombo di profondità che abbonda in queste acque, ove tra l’altro si pescano anche tonni giapponesi di grande valore commerciale.


La giornata è magnifica, con leggera brezza e mare calmo. In circa mezz’ora giungiamo sul punto previsto e subito prepariamo le esche, per l’occasione un misto di vivo e di secco. «Devi fare attenzione con queste esche vive, perché possono anche mordere!» avverte Mirei. Fortunatamente non sono così imbranato e la prima l’aggancio al primo tentativo. Poi seguono istruzioni su come tenere la canna e soprattutto alzarla e abbassarla per stimolare la curiosità del pesce. E come aveva ragione! Non passa un istante che qualcosa abbocca. Lo tiro subito su e con gran sorpresa di tutti non è un rombo ma un ainame, che da noi si dice Fat Greenling, una specie di scorpeniforme, insomma un genere molto ricercato. Poi, per farla breve, ne prendo un altro e quindi un bel rombo. Sarei stato sino a sera su quella barca, ma Kamaishi e Iwate mi chiamavano altrove.

Scesi a terra il comandante mi chiede cos’ho deciso di fare del pesce pescato e siccome non me lo posso portare a casa mi lancia un’idea eccezionale: «Perché non ce lo mangiamo questa sera in un ristorante che conosco io?» Magnifico! In quattro e quattr’otto fa una telefonata e organizza tutto per l’intero gruppo. Suggerisce però di non mangiarlo crudo, perché per fare un buon sashimi il pesce deve essere lasciato maturare alcuni giorni. Meglio di così non poteva andare e grato della generosità e in attesa della meritata cenetta m’incammino verso la città.

È giusto ora di pranzo e so che le opzioni a Kamaishi non si contano. Nei pressi della stazione c’è il mercato del pesce con alcuni ristorantini sempre affollati, ma la città è piena di ristoranti e ovunque il pesce è eccellente. Ma oggi, almeno a pranzo, sono più interessato al piatto base di Kamaishi: il ramen!

Quello di Kamaishi è esclusivo della città perché, almeno stando a quanto si racconta, la sua pasta sottile è il risultato dell’impazienza dei pescatori locali che sempre affamati dopo un giorno o una notte in barca al largo, quando rimettevano piede a terra volevano essere serviti subito.

Il ramen di Kamaishi si distingue per la delicatezza del brodo di soia e per la succosità del maiale. Non è esattamente uguale in tutti i locali, perché alcuni vi aggiungono molluschi e persino peperoncino e verdure. In comune hanno però la pasta, che oltre a essere sottile è un po’ ondulata.

Rimpinzato e soddisfatto continuo la mia escursione!

Kamaishi Daikannon e la Tōno rurale

A Kamaishi non si può non notare un’altissima e curiosa statua bianca rivolta verso il Pacifico. Chiamata Daikannon per via delle dimensioni, è dedicata a Kannon, la dea buddista della misericordia e da là sembra fissare con benevolenza la grande baia. Tra le mani tiene un grosso pesce e con lo sguardo rivolto al mare veglia sulla sicurezza di marinai e pescatori, incoraggiandoli perché la pesca sarà abbondante.

Alta quasi cinquanta metri, equivalenti a un palazzo di dodici piani, dalla piattaforma di osservazione si dominano senza ostacoli la città e l’oceano Pacifico. Oltre tutto è una meta salutare perché salire sin lassù facilita la digestione del ramen.

Anche alla base la statua è interessante, soprattutto per lasciare una preghiera o scoprire la propria fortuna. L’atmosfera è così serena che quando si lascia il luogo ci si sente rivitalizzati, in un certo senso migliori.

In una delle ali dell’edificio si conserva una bella collezione di statue di Budda, alcune fatte risalire a ben mille anni fa!

Ma è ora di salutare temporaneamente Kamaishi per inoltrarsi nell’interno, in particolare per visitare una delle comunità locali più rinomate della provincia di Iwate: Tōno. Conosciuta anche come il “cuore rurale e senza tempo del Giappone”, il suo delicato paesaggio sembra ricordare che il Giappone feudale non è cessato migliaia di anni fa tant’è ben preservato.

Un tempo la cittadina era famosa per i suoi cavalli purosangue, molto apprezzati dai samurai. Oggi è ancora rappresentativa del folclore giapponese più autentico, raccontato ad esempio dalle Leggende di Tōno, raccolte da un residente del luogo per dar nuova vita a storie di fantasmi e mostri spaventosi, una vera opera d’arte letteraria. Di particolare rilievo sono quelle che parlano dei Kappa, i demoni verdi anfibi dai piedi palmati che secondo la leggenda vivevano nei fiumi attorno alla cittadina e che sembrano avere una certa passione per i cetrioli e il sumo! Buono a sapersi, perché se anche a voi capiterà d’incontrarne uno vi basterà offrirgli un buon cetriolo o… sfidarlo in combattimento. Ma se volete proprio andare a caccia di Kappa, ricordate che è necessaria la licenza, che tuttavia potrete ottenere facilmente presso un negozio locale di souvenir. È bene non lasciarsi sorprendere senza!

Ma io non ero a caccia di Kappa, bensì di qualcosa di ben più delizioso e succulento: barbecue di carne d’agnello Genghis Khan! In Giappone si pronuncia jinghisukan e naturalmente non ha nulla a che vedere con il celebre condottiero mongolo.

Modi di gustare il jinghisukan

Alcuni ristoranti dentro sono letteralmente avvolti nel fumo, perciò è raccomandabile infilare nel sacchetto di plastica che vi daranno tutto ciò che potrete. Raccomandabile è anche mettersi addosso il bavaglione di plastica, perché non riuscirete a rimanere immacolati con tutti quegli spruzzi. L’agnello, o il montone, viene tagliato a fette spesse e grigliato con verdure in una sorta di padella a manico lungo simile al tipico elmetto dei guerrieri mongoli. Tutto deve cuocere sino a quando diventa tenero tenero, poi lo si intinge in una salsa (tare) piccante a base di soia, zenzero, mela grattugiata e cipolla. Va giù molto meglio con un’ottima birra! Parlando di birra, è ora di pensare alla destinazione finale del viaggio: una birreria specializzata in birra artigianale in compagnia della quale cerco di ricomporre tutti i momenti di rilievo di questa giornata che non esito a definire epica.

Recentemente Tōno è divenuta un po’ il centro della birra artigianale in Giappone, tanto che è meta continua di gente da ogni angolo del paese per imparare a farla con il luppolo locale, una varietà tutta speciale a quanto mi dicono. Da oltre cinquant’anni qui si coltiva il luppolo utilizzato dai grandi birrifici, ma per espandere il turismo qualcuno ha proposto e attuato la fortunata decisione di produrre una birra originale per la quale ovviamente si continui a usare l’acqua sorgiva dei monti attorno portata sin là dai numerosi torrenti.

Bè, abbiamo gustato la nostra birra con alcuni contorni a base d’ingredienti locali e assaporando appieno la tipica atmosfera rilassata e ottimista della gente non di città e generalmente riconoscibile da quelle espressioni molto prossime alla gioia. Invero, nella birra di Tōno c’è qualcosa di diverso e tutto in senso positivo. La si può altresì acquistare in contenitori termoresistenti per portarsela con sé e ogni tanto mandarne giù un po’ sul treno di ritorno a casa, magari insieme al pesce fresco acquistato al mercato locale.

La gente, la cucina, le bellezze naturali di Kamaishi e dintorni, naturalmente Tōno, poi il mare per chi come me lo ama a fondo, sono tutte esperienze che in questa parte del paese hanno un sapore diverso, certamente di autentico Giappone. Se si aggiunge poi l’eccitazione che il campionato mondiale del Rugby porterà anche qua, è lampante che un viaggio che abbini turismo e passione per il rugby sia quanto di meglio il prossimo settembre vi potrà offrire.